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Balestra Antonio, Seite 49

Balestra Antonio, * Verona 12.8.1666, † Verona 21.4.1740, pittore. - Compie la sua prima formazione artistica nella città natale alla scuola di Giovanni Ceffis ma alla morte del padre interrompe il suo apprendistato per dedicarsi alla mercatura. Solo nel 1687 può riprendere gli studi prediletti recandosi a Venezia presso Antonio Bellocci che frequenta per tre anni. Nel 1691 si trasferisce a Roma per perfezionarsi ed aggiornarsi a contatto con Carlo Maratta. Nel 1695 rientra a Verona dove si stabilisce, pur soggiornando saltuariamente a Venezia. Come pittore acquista subito grande prestigio facendo conoscere gli elementi fondamentali dell'accademismo marattiano che trasmetterà al suo più noto allievo, Giambettino Cignaroli, dando così all'ambiente pittorico veronese del Settecento un'intonazione classicizzante in contrasto, spesso voluto, col barocco veneziano. Fra le sue prime opere si ricorda un dipinto per il Magistrato mercantile di Bolzano (Merkantilmagistrat Bozen), commissionatogli probabilmente per l'intervento dei fratelli mercanti che frequentavano le fiere di Bolzano e che esercitavano una certa influenza in quell'organizzazione commerciale. Il dipinto, ricordato dall'Orlandi e da Dal Pozzo, porta l'iscrizione "Antonius Balestra Veronensis fecit 1698" e rappresenta, come scrive lo stesso B nella lettera 6.12.1703 a Pellegrino Orlandi, "la natura dalle cui poppe Pallade spreme il latte sopra il globo terracqueo, percosso nelle parti del Perú col bidente, et Ercole con la calva appoggiata al stretto di Gibilterra, soggetto alludente alla marcatura". Ha in seguito un altro contatto con l'ambiente tirolese quando nel 1725 viene incaricato dal principe vescovo di Bressanone (Brixen), Kaspar Ignaz von Künigl, di eseguire la pala dell'Altare maggiore della Parrocchiale di Innsbruck. La pala, ora piuttosto danneggiata, raffigura i Santi Giacomo e Antonio abate col vescovo Cassiano in adorazione della Trinità, è datata 1728 e si conserva, assieme al bozzetto al Ferdinandeum di Innsbruck. Frequenti sono anche i rapporti col Trentino avendo avuto come allievi, secondo lo Sperges, Bartolomeo Ignazio Cappello di Borgo Valsugana (1689-1768) e, come ricorda il Vannetti, Gaspare Antonio baroni Cavalcabò Þ di Sacco (1682-1759). Lo stesso Cristoforo Unterperger di Cavalese, reduce da Vienna dove aveva frequentato l'Accademia diretta dallo zio Michelangelo Unterperger, si trattiene poco dopo il 1753 e certo prima del 1758 a Verona: è attratto dalla fama del Cignaroli, ma particolarmente attento alle opere del B del quale copia due dipinti, attualmente nel Museo di Castelvecchio; uno, copia del San Francesco in estasi, si trova nella quadreria della Comunità di Fiemme a Cavalese, il secondo, copia della Trinità, è conservato in proprietà privata a Trento. Un'attenzione particolare meritano i rapporti del pittore veronese con Gaspare Antonio Baroni Cavlacabò, inviato a Verona dallo zio Giovanni Baroni, pittore formatosi alla scuola di Alessandro Marchesini e Antonio Claza, per compiere la sua formazione artistica presso il B. È a Venezia col maestro fra il 1703 e il 1705 e su suo consiglio viene quindi mandato a Roma per perfezionarsi alla scuola del Maratta, come risulta da una lettera del B. al padre del Baroni del gennaio 1707. I rapporti fra il maestro ed allievo, anche per la condizione sociale delle due famiglie, diventano presto amichevoli e di reciproca stima e contribuiscono quindi ad introdurre il B. nell'ambiente roveretano. I due artisti collaborano nell'ornare una sala del Palazzo Pizzini a Rovereto con due dipinti contrapposti: quello del B. rappresentava Apollo e Mida, quello del Baroni Achille e Chitone, ambedue in seguito scomparsi. Si conservano invece tuttora due pale d'altare contrapposte nella Parrocchiale di Sacco, una, rappresentante l'Immacolata coi Santi Rocco, Lucia, Agostino, Dorotea, Apollinare è del Baroni e l'altra, coi Santi Antonio da Padova, Francesco di Paola e Pietro d'Alcantara è del Balestra. Quest'ultima fu eseguita intorno al 1727 e ripete con poche varianti la pala dei Santi Pietro d'alcantare, Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca dipinta nel 1725 per la chiesa di San Bernardino a Verona. Si ricorda infine, in un inventario dei lasciati da Prospero Camillo de Cosmi di Rovereto (cfr.Rogiti B.Battisti di Rovereto, 1761), "un quadro grande quadrato rappresentante l'istoria di Sofonisba, copia del signor Balestra"; probabile replica di un quadro eseguito nel 1714 per il Principe elettore di Magonza, attualmente conservato nel Castello Schönborn a Pommersfelden (Baviera), il dipinto di Rovereto è attualmente scomparso. Il Baroni subisce palesemente l'influsso del B, particolarmente per quanto riguarda le opere eseguite dal maestro veronese mentre il Baroni si trovava presso di lui a Verona o a Venezia. Un esempio caratteristico ci viene offerto dalla pala del Baroni nella chiesa dell'Annunziata di Trento che ripete nella composizione la nota pala del B con la Vergine e i Santi Francesco Borgia, Luigi e Stanislao della chiesa dei Gesuiti a Venezia, realizzata nel 1704 mentre il Baroni era presso di lui a Venezia e non dopo il 1729 come ritiene erroneamente il Pallucchini. Di questa pala il B esegue negli stessi anni una replica che si conserva a Copenaghen, nello Statene Museum vor Kunst. La pala dei Gesuiti ci offre l'occasione per occuparci di due dipinti in proprietà privata recentemente assegnati dal Passamani al B, ma in realtà eseguiti dal Baroni a Verona o a Venezia, mentre il maestro dipingeva la pala per la chiesa veneziana. Si tratta di un'Annunciazione citata esplicitamente e minutamente descritta dal Vannetti quando i due dipinti che la componevano si trovavano nella Chiesa delle Agostiniane di Sacco soppresse nel 1782. I due dipinti passarono nella cappella gentilizia del Bossi Fedrigotti annessa alla chiesa della Trinità di Sacco dove furono visti dalla Piscel ancora nel 1933. Sono dipinti nello stile del B e vi si ripete pedissequamente l'Angelo che offre i gigli a San Luigi Gonzaga. I due dipinti di Sacco vanno quindi espunti dalle opere del B al quale sono assegnati sia dal Donzelli (1967), che dal Palazzo (1978) che ritiene di identificarli con la pala dell'Annunciata in San Tomaso a Verona. [L'ultimo studio dedicato particolarmente all'attività del B in Trentino-Alto Adige (BOTTERI 1994) riaffronta la questione dell'attribuzione dell'Annunciazione di Sacco, ritenendo l'Angelo opera del B e la Vergine opera del Baroni. Questa figura mostra infatti qualche tratto appesantito nei panneggi e qualche lieve incertezza compositiva, mentre l'angelo assomma in sé tutte le caratteristiche di una replica autografa]. Un quadro rappresentante una Fuga in Egitto da lui firmato, era prima della Guerra 1915-1918 nel parlatorio dell'asilo di S. Martino in Trento.

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